LA SERA FIESOLANA

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s'attarda a l'opra lenta
su l'alta scala che s'annera
contro il fusto che s'inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sè distenda un velo
ove il nostro sogno giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.

Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe'; tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l'acqua del cielo!

Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pinidai novelli rosei diti
che giocano con l'aura che si perde,
e su 'l grano che non è biondo ancora
e non è verde,
e su 'l fieno che già patì la falce
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.

Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!

Io ti dirò verso quali reami
d'amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l'ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s'incurvino come labbra che un divieto
chiuda, e perchè la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l'anima le possa amare
d'amor più forte.

Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!




ANALISI METRICA E STILISTICA

Il testo è piuttosto complesso sia per la struttura metrica che per lo stile. E' composto da tre strofe di lunghezza variabile, intervallate da una lauda i tre versi che scandisce il passaggio da una strofa all'altra con la stessa cadenza metrica. I versi sono misti (endecasillabili, settenari, quinari, versi ipermetri di dodici o tredici sillabe). La lunga strofa, considerando un insieme unitario i quattordici versi e i tre della lauda, è simile alla sequenza ritmica del duecentesco cantico delle creature, che non presenta infatti una struttura metrica regolare. In ognuna delle tre strofe il periodo sintattico coincide con la struttura metrica. Nella prima parte della prima strofa, per esempio, dopo la proposizione principale ("fresche...ti sien"), il periodo continua con una lunga similitudine amplificata in un grappolo di quattro relative, mentre nella seconda parte della strofa, viene amplificata la preposizione temporale che si ramifica a sua volta in un'altra serie di subordinate. Tutto il lungo periodo della prima strofa è completamente privo di segni d'interpunzione, come una lunga frase musicale, che espande ogni suo elemento. Nella seconda e nella terza strofa il periodo ha una struttura sintattica simile, ma il lungo movimento è sottolineato, come nella prima strofa da continui enjambements ed è interrotto da poche pause indicate dalla virgole. Dal punto il poeta ricorre alla ripetizione di parola ed interi segmenti discorsivi, all'amplificazione e alla ridondanza, all'enumerazione multipla, ottenuto attraverso un accumulo di coordinazioni. Associazioni di sensazioni diverse, allegorie (basta pensare al processo di metamorfosi subito dall'immagine sera), metafore e simboli, sono determinati in tutti i versi che risultano estremamente preziosi e ricercati.


ANALISI TEMATICA

La poesia riecheggia le laudi medioevali, celebrando la sacralità della natura in termini religiosi e mistici, secondo il gusto tipicamente decadente, che si rifà alla poesia delle origini. Tema centrale della poesia è la metamorfosi della sere e del paesaggio collinare, che assumono caratteri ed emozioni umane. A questo tema corrisponde in modo speculare la metamorfosi dell'uomo, che trasferisce se stesso nel mondo esterno. Nella prima strofa alle sensazioni uditive e visive, che si accumulano delineando un paesaggio crepuscolare, si aggiungono le impressioni, le risonanze interiori che quel paesaggio desta nell'animo di chi guarda, finché il paesaggio esteriore non si trasforma lentamente in un paesaggio interiore. Lo scambio incessante tra mondo fisico e mondo psichico, continua nella seconda strofa, in un cui, colui che vede il protagonista dell'intenso monologo contemplativo proietta la sua natura interiore sulla natura esterna, diventando pioggia, albero, olivo e ritrovando in essa la propria originaria innocenza in una sorta di rapimento estatico. Nel monologo della terza strofa, recitato difronte alla silenziosa compagna, il poeta parla di richiamo all'amore, suggerito dalla misteriosa parola della natura, evocando l'immagine sensuale delle labbra che si incurvano per dire qualcosa di segreto, che non possono rivelare agli uomini. La presenza inanimata del paesaggio e della sera, si trasforma in questo punto in inquietante femminilità che fa slittare il misticismo francescano presente nella prima e nella seconda strofa verso un'esplicita e pagana sensualità.





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