ORGANIZZAZIONE SCUOLE DOCUMENTI SPAZIO DOCENTI SPAZIO ALUNNI SPAZIO GENITORI

Torna a FINESTRA SINDACALE

5 marzo 2004 - dall’ Esecutivo Nazionale Dirigenti Scolastici CGIL SCUOLA

A proposito di striscioni, assemblee dei genitori, pronunce di collegi e consigli……

 

A proposito di striscioni, assemblee dei genitori, pronunce di collegi e consigli……

Poiché sono apparsi articoli e notizie giornalistiche che si sono esercitati, invero con molta estemporaneità, sulle assemblee dei genitori e sulle pronunce di Collegi Docenti e Consigli di Circolo o d’Istituto in merito ai contenuti del primo Decreto attuativo della legge 53/2003, si rende necessario fare chiarezza sulle competenze degli Organi Collegiali, sulla legittimità delle cosiddette assemblee permanenti o “occupazioni” delle scuole con relativa esposizione di cartelli o striscioni da parte di genitori, sui compiti del Dirigenti Scolastici in questi frangenti. Tanto più ciò è necessario quanto più il tono degli articoli - in particolare ci riferiamo a quello di Giuseppe Pennisi del martedì 2 marzo 2004 su “Italia Oggi Azienda Scuola”- e delle notizie tendono a considerare il Dirigente Scolastico un controllore e un censore delle iniziative dei genitori e del personale della scuola.

Le iniziative dei genitori si svolgono sotto forma di Assemblee permanenti, con tanto di Presidente che si assume la responsabilità del rispetto della integrità del servizio, delle suppellettili e della pulizia dei locali dove le attività scolastiche non subiscono alcun danno. L’Assemblea dei genitori è una modalità partecipativa prevista e incoraggiata fin dagli anni settanta.

Le pronunce dei Collegi dei Docenti sul Decreto attuativo della legge 53/2003 sono legittime quando esse si soffermino sugli aspetti organizzativi e didattici che dal Decreto conseguono. Sovente gli stessi Dirigenti Scolastici o i Docenti hanno sentito la necessità di convocarsi e discutere delle ricadute sul piano professionale, educativo, organizzativo, didattico dei provvedimenti. E’ singolare pretendere che su tali materie il corpo professionale della scuola (Dirigenti Scolastici e Docenti) si limiti ad attendere ciò che decide il Governo. I Collegi, composti dal Dirigente e dai Docenti, vogliono sapere, discutere, esprimersi su aspetti tecnico-professionali, come è loro riconosciuto dalle leggi, non solo dal D.L.vo 297/94 ma anche dal regolamento dell’autonomia scolastica, DPR 275/99, nonché dai principi costituzionali sulla libertà dell’insegnamento e sull’autonomia scolastica riconosciuta con la recente modifica del titolo V della Costituzione.

Le pronunce dei Consigli di Circolo o d’Istituto, poi, non soggiacciono nemmeno alla limitazione della discussione al solo aspetto tecnico/professionale proprio del Collegio dei Docenti, dal momento che la composizione e l’ordinamento ne fanno un Organo di indirizzo gestionale e organizzativo aperto al territorio. L’ordine del giorno non a caso è formulato dal Presidente, le sedute possono essere aperte e, secondo i singoli regolamenti, possono vedere la partecipazione degli esterni anche con diritto di parola. Il Consiglio di Circolo o d’Istituto, in quanto Organo di indirizzo e controllo a composizione plurale e aperto al territorio e in particolare agli Enti locali che secondo il Regolamento dell’autonomia devono essere coinvolti nel processo di elaborazione del POF, non ha limitazioni di sorta in merito ai contenuti che si vogliano portare in discussione.

I compiti del Dirigente Scolastico, in questo quadro, non sono certo quelli del censore o dell’esecutore delle volontà governative, a cui pare piacere assai poco la discussione ma molto lo spot. Egli deve tenere al sommo grado alla creazione e al mantenimento di un clima di dialogo e collaborazione fra le componenti scolastiche; deve valutare caso per caso quali siano le modalità più adatte che garantiscano la regolarità del servizio, il rispetto della legge, la partecipazione degli operatori scolastici e dell’utenza. Non si tratta allora di impedire alle assemblee genitoriali, magari permanenti al di fuori dell’orario di servizio, di svolgersi, o di impedire alla protesta di esprimersi, limitandosi il compito del Dirigente, su questi aspetti, al doveroso avviso alle autorità come puro atto di tutela nei confronti di tutti (utenti, operatori e territorio). Così come la forma della protesta (striscioni e cartelli) rientra in questo aspetto della salvaguardia della serena relazionalità fra componenti e non in astratte forme di legalità da far rispettare.
Questi sono i termini, a nostro parere, dentro cui ricondurre i rapporti fra gli organi collegiali, gli operatori scolastici, gli utenti coinvolti tutti nel mondo della scuola. Ed è stupefacente che, quando l’autonomia viene chiamata ad esprimere le sue potenzialità, scattino, come un riflesso condizionato, i vecchi vizi dell’amministrativismo e del burocratismo. Ed è ancora più singolare che in tutto questo parlare di confini, termini giuridici, competenze, nessuno mai ricordi anche le prerogative della contrattazione di istituto, altro elemento fondamentale dello sviluppo della democrazia nella scuola.


Roma, 4 marzo 2004
 

Torna a FINESTRA SINDACALE

 

DIREZIONE DIDATTICA TRENTO 2