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ALLEGATO
da Favaro, ALFABETI INTERCULTURALI,
Guerini e Associati, Milano, pag. 56-57
L'ITALIANO: LA LINGUA PER GIOCARE E PER
STUDIARE
Per i bambini stranieri, l'italiano non è certamente la lingua
materna, la lingua affettiva, della casa e della madre, ma non è neppure una
lingua straniera, appresa solamente attraverso gli strumenti guidati dei libro
e delle lezioni. La nuova lingua si acquisisce, infatti, anche fuori dalla
scuola, giocando, guardando la televisione, ascoltando i compagni e ili
insegnanti.
Gli alunni
neo-arrivati si trovano, quindi, in una situazione
di apprendimento mista. Da una parte acquisiscono elementi di conoscenza
della seconda lingua in maniera esplicita e intenzionale nei momenti dedicati a
risolvere il loro specifica problema linguistico. Dall'altra parte, avviene,
attraverso un processo implicito e inconsapevole, l'acquisizione
"spontanea" della seconda lingua, l'appropriazione di lnput che
vengono pro- posti dalla strada. dai media, dagli altri bambini.
L'apprendimento - e, quindi, anche l'insegnamento di: una
seconda lingua - deve tener conto di queste due fonti di input e della
necessità di stabilire un transfer continuo tra i due momenti. In altre
parole, la situazione di "bagno linguistico" o di immersione, da
soia. non consente al bambino di diventare italofono rapidamente. Deve essere
accompagnata da momenti complementari di apprendimento sistematico, durante i
quali si rinforza, si arricchisce ciò che è stato acquisito spontaneamente,
si anticipano strutture e lessico.
Da questa breve descrizione risulta, quindi, chiaro il fatto che
il percorso di apprendimento della lingua italiana come seconda lingua
differisce in maniera notevole dall'itinerario di chi impara invece l'italiano
come lingua straniera, risiedendo in Canada, in Australia, in altri Paesi
europei.
In questo secondo caso, l'italiano non serve certamente per
vivere, giocare, studia- re; i ritmi di apprendimento sono lenti e graduali; l'appropriazione dei nuovo codice è stimolata soltanto dal momenti guidati,
dal testo, dall'insegnante.
Gli aspetti
culturali, veicolati dalle nuove parole e
situazioni, appaiono lontani, mediati dal gruppo-classe, meno coinvolgenti, e
difficilmente entrano in conflitto con i propri riferimenti, abitudini, modi
di vivere. Non è così per il bambino straniero, impegnato nel duplice - e
contemporaneo - sforzo di adattarsi al nuovo mondo e di apprenderne la lingua.
Nella tabella che
presentiamo di seguito,
abbiamo
cercato di mettere a confronto i due percorsi di apprendimento, evidenziandone le differenze
(nel bisogni, nei ritmi, nelle modalità di apprendimento, ecc.). Purtroppo, gli
scarsi testi oggi disponibili di insegnamento dell'italiano a bambini, si
rivolgono esclusivamente a chi impara la nostra lingua come lingua straniera,
risiedendo all'estero, oppure a chi, figlio di emigrati di seconda, terza
generazione, la apprende per allacciare, riallacciare dei legami con il Paese di
origine. per esprimere l'orgoglio di un'appartenenza, spesso nascosta in
precedenza.
Nella tabella che segue sono evidenziate le modalità, i bisogni
e il contesto di apprendimento in riferimento all'italiano come seconda lingua
e all'italiano come lingua straniera.
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Tab. 4. |
Italiano
seconda lingua |
Italiano
lingua straniera |
Bisogni
di apprendimento |
La
conoscenza della seconda lingua è indispensabile per vivere nel nuovo
Paese, per inserirsi e studiare altre discipline. |
La
lingua straniera non è indispensabile.
Il suo utilizzo non appare immediato. |
Esposizione
all'italiano |
Quotidiana
e intensa: è la lingua della strada, dei media, dei compagni. Varia
secondo le condizioni di inserimento dei diversi gruppi etnici (alcune
comunità di immigrati sono "chiuse e incapsulate"; altre sono
maggiormente inserite ed esposte al nuovo codice). |
Limitata
ai momenti di studio
e di apprendimento guidato in classe. |
Modalità
di
apprendimento |
Viene
appreso sia in classe, in situazione "guidata", sia fuori
dalla scuola per un processo di acquisizione spontanea. |
Solo
apprendimento guidato,
a scuola. |
Ritmi
di
apprendimento |
Graduale,
ma veloce (dipende dalla qualità e dalla quantità dell'input). |
Più
lento e molto graduale. |
Aspetti
e
riferimenti
culturali |
La
seconda lingua veicola la cultura in cui il bambino è inserito: propone
continui cenni e richiami alla nuova realtà: può provocare conflitti o
situazioni di "sradicamento". |
Relativi
ad un mondo culturale lontano e sconosciuto. |
Rapporto
con i concetti |
Fondamentale,
poiché la seconda lingua serve anche per lo studio delle altre
discipline. |
Non
immediato. |
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