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FUNZIONE OBIETTIVO AREA 3
Coordinamento di attività e interventi formativi
con particolare attenzione all'integrazione interculturale.

PROGETTO INTERCULTURA 2001-2002

 

PREMESSA

Gli alunni stranieri presenti nel nostro Circolo sono attualmente 63 e rappresentano il 13% della popolazione scolastica alle Pigarelli; il 15% ai Solteri e il 5% a S.Anna.

Tali dati inducono una riflessione sul continuo fenomeno immigratorio e pongono alla Scuola interrogativi stimolanti e impegnativi.

Questi numeri portano con sé viaggi, storie, progetti, lingue, riferimenti culturali e modi di vita differenti. Differenze che ci fanno, a volte, vedere nelle nuove presenze un'irruzione imprevista e uno scarto nella nostra "sicura" programmazione. Ma se ci soffermiamo un momento ad osservare, scopriamo che la nostra è una presunta normalità composta da molteplici diversità di fondo e di fatto.

Riscoprire le diversità di cui ognuno di noi è portatore, è costoso in termini di energie e professionalità, ma il porre attenzione ci introduce alla diversità come RISORSA e come VALORE dove, anche l'alunno venuto dal Paese più lontano dal nostro, può trovare la sua giusta dimensione di CITTADINO del MONDO.

 

La funzione obiettivo si offre, quindi, come rete di raccordo e di informazione agli insegnanti impegnati nella formazione interculturale.

In tal senso educare alla diversità ha lo scopo di:

- favorire molteplici modelli culturali;

- valorizzare le forme di appartenenza e la lingua di origine;

- mettere identità a confronto;

- essere consapevoli del nesso che esiste tra la formazione degli alunni e la formazione degli insegnanti.

 

OBIETTIVI

  • ORGANIZZARE le RISORSE già esistenti nella Scuola.

  • OFFRIRE CONSULENZA e SUPPORTO nella progettazione e programmazione di momenti formativi.

  • STRUTTURARE il LABORATORIO INTERCULTURALE (luogo di accoglienza e di apprendimento nel quale promuovere l'integrazione)

  • RACCORDARE GLI INTERVENTI della Mediazione culturale per recuperare la diversità in termini di risorsa.

  • AVVIARE un LAVORO di RICERCA per favorire l'apprendimento dell'italiano, ricordando che per l'alunno straniero la lingua italiana è una lingua seconda (L2) e non una lingua straniera. (v.allegato)

  • INDIVIDUARE momenti di FORMAZIONE e AGGIORNAMENTO.

  • ATTIVARE e ORGANIZZARE risorse interne ed esterne per accogliere il gruppo dei bambini bielorussi, le loro insegnanti ed INTERAGIRE in modo significativo.

Mappa del progetto

Coordinatore della funzione obiettivo
ins Lucia Lenisa


 

Mappa del progetto

 


ALLEGATO
da Favaro, ALFABETI INTERCULTURALI, Guerini e Associati, Milano, pag. 56-57

L'ITALIANO: LA LINGUA PER GIOCARE E PER STUDIARE

Per i bambini stranieri, l'italiano non è certamente la lingua materna, la lingua affettiva, della casa e della madre, ma non è neppure una lingua straniera, appresa solamente attraverso gli strumenti guidati dei libro e delle lezioni. La nuova lingua si acquisisce, infatti, anche fuori dalla scuola, giocando, guardando la televisione, ascoltando i compagni e ili insegnanti.

Gli alunni neo-arrivati si trovano, quindi, in una situazione di apprendimento mista. Da una parte acquisiscono elementi di conoscenza della seconda lingua in maniera esplicita e intenzionale nei momenti dedicati a risolvere il loro specifica problema linguistico. Dall'altra parte, avviene, attraverso un processo implicito e inconsapevole, l'acquisizione "spontanea" della seconda lingua, l'appropriazione di lnput che vengono pro- posti dalla strada. dai media, dagli altri bambini.

L'apprendimento - e, quindi, anche l'insegnamento di: una seconda lingua - deve tener conto di queste due fonti di input e della necessità di stabilire un transfer continuo tra i due momenti. In altre parole, la situazione di "bagno linguistico" o di immersione, da soia. non consente al bambino di diventare italofono rapidamente. Deve essere accompagnata da momenti complementari di apprendimento sistematico, durante i quali si rinforza, si arricchisce ciò che è stato acquisito spontaneamente, si anticipano strutture e lessico.

Da questa breve descrizione risulta, quindi, chiaro il fatto che il percorso di apprendimento della lingua italiana come seconda lingua differisce in maniera notevole dall'itinerario di chi impara invece l'italiano come lingua straniera, risiedendo in Canada, in Australia, in altri Paesi europei.

In questo secondo caso, l'italiano non serve certamente per vivere, giocare, studia- re; i ritmi di apprendimento sono lenti e graduali; l'appropriazione dei nuovo codice è stimolata soltanto dal momenti guidati, dal testo, dall'insegnante.

Gli aspetti culturali, veicolati dalle nuove parole e situazioni, appaiono lontani, mediati dal gruppo-classe, meno coinvolgenti, e difficilmente entrano in conflitto con i propri riferimenti, abitudini, modi di vivere. Non è così per il bambino straniero, impegnato nel duplice - e contemporaneo - sforzo di adattarsi al nuovo mondo e di apprenderne la lingua.

Nella tabella che presentiamo di seguito, abbiamo cercato di mettere a confronto i due percorsi di apprendimento, evidenziandone le differenze (nel bisogni, nei ritmi, nelle modalità di apprendimento, ecc.). Purtroppo, gli scarsi testi oggi disponibili di insegnamento dell'italiano a bambini, si rivolgono esclusivamente a chi impara la nostra lingua come lingua straniera, risiedendo all'estero, oppure a chi, figlio di emigrati di seconda, terza generazione, la apprende per allacciare, riallacciare dei legami con il Paese di origine. per esprimere l'orgoglio di un'appartenenza, spesso nascosta in precedenza.

Nella tabella che segue sono evidenziate le modalità, i bisogni e il contesto di apprendimento in riferimento all'italiano come seconda lingua e all'italiano come lingua straniera.

 

Tab. 4. Italiano seconda lingua Italiano lingua straniera
Bisogni
di apprendimento
La conoscenza della seconda lingua è indispensabile per vivere nel nuovo Paese, per inserirsi e studiare altre discipline. La lingua straniera non è indispensabile.
Il suo utilizzo non appare immediato.
Esposizione
all'italiano
Quotidiana e intensa: è la lingua della strada, dei media, dei compagni. Varia secondo le condizioni di inserimento dei diversi gruppi etnici (alcune comunità di immigrati sono "chiuse e incapsulate"; altre sono maggiormente inserite ed esposte al nuovo codice). Limitata ai momenti di studio
e di apprendimento guidato in classe.
Modalità di
apprendimento
Viene appreso sia in classe, in situazione "guidata", sia fuori dalla scuola per un processo di acquisizione spontanea. Solo apprendimento guidato, 
a scuola.
Ritmi di
apprendimento
Graduale, ma veloce (dipende dalla qualità e dalla quantità dell'input). Più lento e molto graduale.
Aspetti e
riferimenti
culturali
La seconda lingua veicola la cultura in cui il bambino è inserito: propone continui cenni e richiami alla nuova realtà: può provocare conflitti o situazioni di "sradicamento". Relativi ad un mondo culturale lontano e sconosciuto.
Rapporto
con i concetti
Fondamentale, poiché la seconda lingua serve anche per lo studio delle altre discipline. Non immediato.

  


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