Gli
insegnanti della Direzione Didattica Trento 2, preso atto
dell’approvazione avvenuta in data 12/03/03 da parte del
parlamento della legge delega che si propone di riformare
la scuola italiana, esprimono forte preoccupazione per il
modello di scuola proposto che risulta vecchio e superato.
Si
ritorna ad un modello di scuola antecedente il 1963 che
incanalava i ragazzi in due percorsi incomunicabili. Era
un sistema duale: un percorso indirizzava verso licei ed
università e probabile carriera, l’altro escludeva dal
percorso universitario e fatalmente era riservato alle
classi svantaggiate.
La
legge delega proposta dal ministro Moratti, che riprende
un modello scolastico vecchio di quaranta anni, appare al
contempo drammaticamente moderno e rispondente a ciò che
il Governo vuole fare della scuola pubblica: un settore
marginale della società con effetti devastanti sul
sistema dell’istruzione. Con le promesse di adeguare la
scuola al mercato del lavoro e modernizzare la sua
organizzazione (flessibilità dei docenti, presenza di
figure esterne, riduzione dell’orario…) non si fa
altro che tagliare sulle risorse, con devastanti ricadute
sul diritto allo studio e sulla qualità dell’istruzione
pubblica.
La
"nuova" scuola proposta, non tiene assolutamente
conto del dibattito culturale e pedagogico che ne ha fatto
in questi ultimi anni luogo di collaborazione,
sperimentazione, promozione di cultura e diritto ad una
formazione di qualità per tutti.
In
particolare, ci sembra che soprattutto i seguenti aspetti
abbiano una valenza negativa:
→
Di fatto l’obbligo scolastico è riportato ad otto
anni, riposizionando l’Italia in coda ai paesi dell’Unione
Europea. A parole, la legge garantisce "a tutti il
diritto all’istruzione e alla formazione per almeno 12
anni, o comunque, sino al conseguimento di una qualifica
entro il diciottesimo anno"(art. 2, comma C). In
realtà si tratta di una e vera e propria "petizione
" di principio", contraddetta dalle scelte
concrete del governo e di contenuti della stessa delega.
La deroga Moratti cancella l’obbligo scolastico a15
anni(introdotto dalla legge 9/99); con questa legge a 14
anni si può smettere di andare a scuola, si può uscire
addirittura a13 anni e mezzo se in precedenza si è
"anticipata" l’entrata.
→
Si rende possibile l’anticipo delle iscrizioni nella
scuola dell’infanzia e nella scuola elementare
disperdendo un’esperienza pedagogica che ha
contrassegnato, positivamente, queste realtà scolastiche,
rischiando di mettere in discussione una realtà che
funziona.
Le
amministrazioni comunali saranno caricate da ulteriori
spese per la gestione dei settori di loro competenza
(arredamento, mense, personale ausiliario…) a scapito di
altri interventi di maggiore qualità.
→
La legge delega prefigura un percorso formativo" a
più velocità" già nella scuola di base, con l’evidente
pericolo di identificare in modo arbitrario "la
scuola per i bravi" e "la scuola per chi non ce
la fa".
A noi
insegnanti della scuola elementare preoccupa in
particolare la figura dell’insegnante tutor. Il
ripristino di fatto, della figura del docente unico,
circondato da insegnanti "specialisti" con poche
ore settoriali dedicate a discipline particolari si
scontra con un’idea di "team di docenti" che
sottintende una scelta non semplicemente relazionale, ma
bensì progettuale, da cui far discendere una strategia
didattica chiara e scelte metodologiche complementari e
coerenti. Il lavoro di team dei docenti, la pari dignità
professionale, la contitolarità, la piena
corresponsabilità educativa e la pratica della
collegialità professionale sono stati una delle conquiste
più importanti per gli insegnanti della scuola elementare
e, sono ormai concetti consolidati a tutti i livelli
scolastici. La scelta del tutor porterà ad un’inevitabile
differenziazione tra insegnanti, e ad una svalutazione
delle competenze disciplinari specifiche acquisite in
tanti anni d’aggiornamento, laboratori e
sperimentazioni.
Se la
figura dell’insegnante tutor è già presente in alcuni
modelli scolastici (scuola a moduli) è improponibile in
altri modelli scolastici, in particolare nella scuola a
tempo pieno.
Preoccupano
i tagli di personale che saranno un’inevitabile
conseguenza dell’introduzione nella scuola di questa
figura, di certo per i prossimi anni non si procederà a
nuove assunzioni, assisteremo invece all’entrata nella
scuola di figure, non sempre specializzate e competenti,
che colmeranno i vuoti di personale.
La
cura Moratti - Tremonti si abbatterà sulle scuole
italiane con tagli consistenti: solo nell’anno
scolastico 2003-4 ci saranno 8000 insegnanti in meno.
Fino
a quando, e in che modo, la Provincia Autonoma di Trento
riuscirà a garantire le necessarie risorse per mantenere
l’attuale organico?
Preoccupa
fortemente la distinzione del tempo scuola. fra
attività didattiche e tempo educativo socializzante,
presente nelle "Indicazioni Nazionali per i Piani di
studio personalizzati nella scuola primaria".
Con
tale distinzione si svuota la scuola trentina della
valorizzazione educativa di ogni momento che i bambini
trascorrono a scuola (mensa, ricreazione…), s’ipotizza
l’inserimento di figure esterne con notevole carico
finanziario sulla scuola, a scapito dei finanziamenti di
progetti educativi qualificati.
Preoccupa
il possibile utilizzo, nelle scuole, di figure esterne
sulle situazioni di disagio e di handicap che rischiano di
collocare questi interventi al di fuori del progetto
formativo, inserendo una pratica assistenziale che è ben
diversa da un intervento educativo condiviso.
Preoccupa
come la "riforma Moratti" riduca il tempo scuola
obbligatorio a 27 ore, a fronte di una diffusa domanda che
va in senso contrario. E’ evidente il disegno del
Governo di eliminare la scuola a tempo pieno, che si è
dimostrata un’esperienza anche di gran qualità, con l’unico
obiettivo ti risparmio finanziario.
Preoccupa,
fortemente, il modello di scuola che la "Riforma
Moratti" propone: la teoria della
"personalizzazione" a cui si riferisce ci fa
correre il rischio di avere un sistema d’istruzione che
ratifica le differenze di partenza e non promuove la
formazione. Infatti, nella "personalizzazione"
non c’è il contesto , non c’è una partenza comune,
non c’è un approdo comune.
La
legge 517/77, introducendo l’individualizzazione
dell’insegnamento, aveva come obiettivo quello di
garantire a ciascuno il diritto all’istruzione; l’individualizzazione
intesa cioè come metodo di lavoro secondo il quale la
scuola doveva seguire i processi d’insegnamento in
relazione alle specifiche caratteristiche di ogni singolo
alunno collocato nel contesto sociale della classe. La personalizzazione,
invece, rischia di convalidare la diversificazione dei
percorsi e dei risultati rimandando a classi o gruppi di
allievi differenziati per livelli di capacità. Si propone
un modello di scuola organizzato per gruppi stabilmente
distinti per interesse, livello, attività… anche in
vista delle successive scelte di studio.
Dopo
un lavoro di informazione e di confronto, abbiamo deciso
di aderire al progetto sperimentale di applicazione del
Protocollo di Intesa MIUR-PAT del 12/06/02.
Il
Protocollo di Intesa era stato discusso dagli organi
collegiali del Circolo e il 16 dicembre 2002 il Collegio
dei docenti nominava un gruppo di lavoro con il compito di
coordinare la riflessione sulle novità introdotte, con il
supporto dell’ispettore Dino Cristanini. Tutti gli
insegnanti del Circolo divisi in gruppi hanno affrontato,
la lettura delle "Raccomandazioni per l’attuazione
delle Indicazioni Nazionali per i Piani di studio
personalizzati nella Scuola primaria".
Contemporaneamente
si prevedeva la consultazione della nuova utenza sui
modelli organizzativi auspicati da attuarsi all’atto
dell’iscrizione alla classe prima.
Dopo
un ampio dibattito, gli insegnanti del Circolo hanno
deciso di aderire al progetto sperimentale provinciale per
i seguenti motivi:
Tempo
scuola
C’è
la possibilità di organizzare moduli orari che soddisfano
le richieste della nostra utenza: tempo pieno, tempo a
moduli….
Per
quanto riguarda il tempo educativo socializzante per mensa
e interscuola, che riteniamo momenti particolarmente
importanti e di gran valore, pensiamo debba essere
assegnato ai docenti della classe, consideriamo negativo
organizzare interventi estemporanei e parziali.
Soprattutto chiediamo che non sia toccato, in situazioni
di disagio/handicap, l’orario dell’assistente
educatore a scapito dell’alunno seguito.
Insegnante
tutor
Il
Protocollo firmato nel giugno 2002 non prevedeva l’insegnante
tutor apparso invece nel "documento a firma del dott.
Chiasera". Nonostante le nostre grosse riserve,
rispetto a questo ruolo in una struttura scolastica a
tempo pieno, c’è parso possibile che sulla quota oraria
di insegnamento di 15 ore ci sia margine di contrattazione
e ridefinizione delle competenze di questa figura. Ci
riserviamo di sperimentarne i compiti e il ruolo: è
nostro obiettivo valorizzare il lavoro di team sulla
classe, mantenere la pari dignità professionale, la con
titolarità e la piena corresponsabilità educativa.
Portfolio
Le
questioni legate al Piano di studio personalizzato e al
portfolio, abbisognano da parte nostra di ulteriori
approfondimenti che affronteremo collegialmente. Il
portfolio potrà, nel tempo, diventare uno strumento
interessante e utile per il docente e per lo studente se
è inteso come ricerca aperta di forme valutative nuove,
capaci di descrivere, accompagnare, promuovere le
competenze degli allievi. Dovremo, tuttavia, evitare il
rischio che il portfolio si trasformi in uno strumento
amministrativo destinato a segnare precocemente tutto il
percorso scolastico degli allievi e che possa diventare
inoltre un inutile e burocratico aggravio di lavoro per i
docenti
Autonomia
scolastica
Riteniamo
la scelta di aderire al Protocollo di Intesa un modo per
salvaguardare e valorizzare la nostra autonomia scolastica
ribadita anche dall’articolo due del Regolamento emanato
dalla Giunta Provinciale dove è scritto …"l’autonomia
delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà, di
insegnamento e di pluralismo culturale e si concretizza
nella progettazione e nell’attuazione di interventi di
educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo
della persona umana adeguati ai diversi contesti, alle
attese delle famiglie, all’integrazione con le comunità
locali, col mondo del lavoro e alle caratteristiche
specifiche di soggetti coinvolti.".
Si
sottolinea, però la valenza negativa del metodo con
cui si è arrivati a calare dall’alto e con tempi
assolutamente inadeguati, le "Indicazioni per la
definizione di progetti sperimentali di innovazione in
applicazione del Protocollo d’Intesa MIUR- PAT". Il
mancato coinvolgimento degli operatori scolastici ha
destato forte preoccupazione, confusione e diffidenza
verso le proposte scolastiche provinciali.
Questa
modalità ripropone la cattiva pratica delle decisioni
unilaterali, che l’Amministrazione provinciale dovrebbe
evitare a favore di una fattiva collaborazione e
corretta informazione per tutti gli operatori della
scuola e gli utenti.
Ed è
proprio per questa fattiva collaborazione, in cui
crediamo, che abbiamo aderito al Protocollo d’Intesa con
l’auspicio che i margini di contrattazione e di
confronto con l’amministrazione provinciale possano
essere, in futuro, più vicini e rispondenti alle esigenze
degli operatori della scuola.
Chiediamo
un incontro con l’Assessore Provinciale all’Istruzione
e gli ispettori scolastici per discutere in merito all’organizzazione
del prossimo scolastico.
Trento,
6 maggio 2003
Sottoscrivono
i seguenti docenti Direzione Didattica II Circolo di
Trento:
Patrizia
Bortolotti, Gabriella Merz, Mariangela Cattaneo, Adele
Pollam, Giuliana Tedeschi, Donatella Paolazzi, Antonella
Bagetto, Stefania Bonafé, Giuseppina Cardella, Cristina
Saletti, Lucia Pascoli, Alessandro Pontalti, Letizia
Puttini, Susanna Brunet, Maria Pina Mori, Maria Virginia
Salizzoni, Mariarosaria Mirenghi, Marilena Comai,
Mariuccia Zocca, Roberta Ianes, Mariateresa Bernardi,
Silvia Peluffo, Leopoldo Brugnara, Barbara Marzatico, Ugo
Sottini, Roberta D’Alessandro, Gabriella Quaggio,
Giliola Bommassar, Emanuela Franceschini, Sabrina
Tartaglia, Sabina De Marco, Rosina Marasco, Isceri
Giulietta, Alide Sotta, Anna Figliolia, Elisabetta Roat,
Luisa Buratti, Sabrina Filippi, Cristiana aBeccara,
Daniela Celi, Claudia Tomasi, Diego Rossi, Annalisa
Bonvecchio, Gemma Dessimoni, Laura Bellacomo, Emanuela
Mottes, Luciana Dalpiaz, Ivana Giordano, Andrea
Bombardelli, Elvira Beltrami, Lucia Chini, Elisa Grossa,
Maria Grazia Pevarello, Luisa Boschetti, Margherita
Ossanna, Paola Osello, Angela Palamara, Monica Agostini,
Marta Iannelli, Sandra Degiampietro, Danila Dallaserra,
Flavia Segatta.
(le
firme sono depositate gli atti del Collegio Docenti)