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DOCUMENTO DEL COLLEGIO DOCENTI

in merito alla riforma della Scuola ed all’Intesa PAT – MIUR, votato nella seduta del 6 maggio 2003.

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All’Assessore provinciale all’Istruzione, Formazione Professionale e Cultura
Dott. Claudio Molinari

Alla Sovrintendenza scolastica provinciale
Alla cortese attenzione del Sovrintendente Scolastico dott. Fabio Marcantoni
Alla Sovrintendenza scolastica provinciale - Ufficio Ispettori scolastici

Alla Provincia Autonoma di Trento - Dipartimento Istruzione, Formazione professionale e Cultura
Alla cortese attenzione del Dirigente dott. Claudio Chiasera

Alla Provincia Autonoma di Trento - Dipartimento Istruzione, Formazione professionale e Cultura Servizio scuola materna
Alla cortese attenzione della Dirigente
dott. Luisa Pedrini

All’IPRASE DEL TRENTINO
Alla cortese attenzione del Direttore dott. Ernesto Passante


ATTI DEL COLLEGIO DOCENTI

MOZIONE VOTATA nella seduta del 6 maggio 2003

Gli insegnanti della Direzione Didattica Trento 2, preso atto dell’approvazione avvenuta in data 12/03/03 da parte del parlamento della legge delega che si propone di riformare la scuola italiana, esprimono forte preoccupazione per il modello di scuola proposto che risulta vecchio e superato.

Si ritorna ad un modello di scuola antecedente il 1963 che incanalava i ragazzi in due percorsi incomunicabili. Era un sistema duale: un percorso indirizzava verso licei ed università e probabile carriera, l’altro escludeva dal percorso universitario e fatalmente era riservato alle classi svantaggiate.

La legge delega proposta dal ministro Moratti, che riprende un modello scolastico vecchio di quaranta anni, appare al contempo drammaticamente moderno e rispondente a ciò che il Governo vuole fare della scuola pubblica: un settore marginale della società con effetti devastanti sul sistema dell’istruzione. Con le promesse di adeguare la scuola al mercato del lavoro e modernizzare la sua organizzazione (flessibilità dei docenti, presenza di figure esterne, riduzione dell’orario…) non si fa altro che tagliare sulle risorse, con devastanti ricadute sul diritto allo studio e sulla qualità dell’istruzione pubblica.

La "nuova" scuola proposta, non tiene assolutamente conto del dibattito culturale e pedagogico che ne ha fatto in questi ultimi anni luogo di collaborazione, sperimentazione, promozione di cultura e diritto ad una formazione di qualità per tutti.

In particolare, ci sembra che soprattutto i seguenti aspetti abbiano una valenza negativa:

 

→ Di fatto l’obbligo scolastico è riportato ad otto anni, riposizionando l’Italia in coda ai paesi dell’Unione Europea. A parole, la legge garantisce "a tutti il diritto all’istruzione e alla formazione per almeno 12 anni, o comunque, sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno"(art. 2, comma C). In realtà si tratta di una e vera e propria "petizione " di principio", contraddetta dalle scelte concrete del governo e di contenuti della stessa delega. La deroga Moratti cancella l’obbligo scolastico a15 anni(introdotto dalla legge 9/99); con questa legge a 14 anni si può smettere di andare a scuola, si può uscire addirittura a13 anni e mezzo se in precedenza si è "anticipata" l’entrata.

→ Si rende possibile l’anticipo delle iscrizioni nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare disperdendo un’esperienza pedagogica che ha contrassegnato, positivamente, queste realtà scolastiche, rischiando di mettere in discussione una realtà che funziona.

Le amministrazioni comunali saranno caricate da ulteriori spese per la gestione dei settori di loro competenza (arredamento, mense, personale ausiliario…) a scapito di altri interventi di maggiore qualità.

→ La legge delega prefigura un percorso formativo" a più velocità" già nella scuola di base, con l’evidente pericolo di identificare in modo arbitrario "la scuola per i bravi" e "la scuola per chi non ce la fa".

 

A noi insegnanti della scuola elementare preoccupa in particolare la figura dell’insegnante tutor. Il ripristino di fatto, della figura del docente unico, circondato da insegnanti "specialisti" con poche ore settoriali dedicate a discipline particolari si scontra con un’idea di "team di docenti" che sottintende una scelta non semplicemente relazionale, ma bensì progettuale, da cui far discendere una strategia didattica chiara e scelte metodologiche complementari e coerenti. Il lavoro di team dei docenti, la pari dignità professionale, la contitolarità, la piena corresponsabilità educativa e la pratica della collegialità professionale sono stati una delle conquiste più importanti per gli insegnanti della scuola elementare e, sono ormai concetti consolidati a tutti i livelli scolastici. La scelta del tutor porterà ad un’inevitabile differenziazione tra insegnanti, e ad una svalutazione delle competenze disciplinari specifiche acquisite in tanti anni d’aggiornamento, laboratori e sperimentazioni.

Se la figura dell’insegnante tutor è già presente in alcuni modelli scolastici (scuola a moduli) è improponibile in altri modelli scolastici, in particolare nella scuola a tempo pieno.

 

Preoccupano i tagli di personale che saranno un’inevitabile conseguenza dell’introduzione nella scuola di questa figura, di certo per i prossimi anni non si procederà a nuove assunzioni, assisteremo invece all’entrata nella scuola di figure, non sempre specializzate e competenti, che colmeranno i vuoti di personale.

La cura Moratti - Tremonti si abbatterà sulle scuole italiane con tagli consistenti: solo nell’anno scolastico 2003-4 ci saranno 8000 insegnanti in meno.

Fino a quando, e in che modo, la Provincia Autonoma di Trento riuscirà a garantire le necessarie risorse per mantenere l’attuale organico?

 

Preoccupa fortemente la distinzione del tempo scuola. fra attività didattiche e tempo educativo socializzante, presente nelle "Indicazioni Nazionali per i Piani di studio personalizzati nella scuola primaria".

Con tale distinzione si svuota la scuola trentina della valorizzazione educativa di ogni momento che i bambini trascorrono a scuola (mensa, ricreazione…), s’ipotizza l’inserimento di figure esterne con notevole carico finanziario sulla scuola, a scapito dei finanziamenti di progetti educativi qualificati.

Preoccupa il possibile utilizzo, nelle scuole, di figure esterne sulle situazioni di disagio e di handicap che rischiano di collocare questi interventi al di fuori del progetto formativo, inserendo una pratica assistenziale che è ben diversa da un intervento educativo condiviso.

Preoccupa come la "riforma Moratti" riduca il tempo scuola obbligatorio a 27 ore, a fronte di una diffusa domanda che va in senso contrario. E’ evidente il disegno del Governo di eliminare la scuola a tempo pieno, che si è dimostrata un’esperienza anche di gran qualità, con l’unico obiettivo ti risparmio finanziario.

Preoccupa, fortemente, il modello di scuola che la "Riforma Moratti" propone: la teoria della "personalizzazione" a cui si riferisce ci fa correre il rischio di avere un sistema d’istruzione che ratifica le differenze di partenza e non promuove la formazione. Infatti, nella "personalizzazione" non c’è il contesto , non c’è una partenza comune, non c’è un approdo comune.

La legge 517/77, introducendo l’individualizzazione dell’insegnamento, aveva come obiettivo quello di garantire a ciascuno il diritto all’istruzione; l’individualizzazione intesa cioè come metodo di lavoro secondo il quale la scuola doveva seguire i processi d’insegnamento in relazione alle specifiche caratteristiche di ogni singolo alunno collocato nel contesto sociale della classe. La personalizzazione, invece, rischia di convalidare la diversificazione dei percorsi e dei risultati rimandando a classi o gruppi di allievi differenziati per livelli di capacità. Si propone un modello di scuola organizzato per gruppi stabilmente distinti per interesse, livello, attività… anche in vista delle successive scelte di studio.

Dopo un lavoro di informazione e di confronto, abbiamo deciso di aderire al progetto sperimentale di applicazione del Protocollo di Intesa MIUR-PAT del 12/06/02.

Il Protocollo di Intesa era stato discusso dagli organi collegiali del Circolo e il 16 dicembre 2002 il Collegio dei docenti nominava un gruppo di lavoro con il compito di coordinare la riflessione sulle novità introdotte, con il supporto dell’ispettore Dino Cristanini. Tutti gli insegnanti del Circolo divisi in gruppi hanno affrontato, la lettura delle "Raccomandazioni per l’attuazione delle Indicazioni Nazionali per i Piani di studio personalizzati nella Scuola primaria".

Contemporaneamente si prevedeva la consultazione della nuova utenza sui modelli organizzativi auspicati da attuarsi all’atto dell’iscrizione alla classe prima.

Dopo un ampio dibattito, gli insegnanti del Circolo hanno deciso di aderire al progetto sperimentale provinciale per i seguenti motivi:

 

Tempo scuola

C’è la possibilità di organizzare moduli orari che soddisfano le richieste della nostra utenza: tempo pieno, tempo a moduli….

Per quanto riguarda il tempo educativo socializzante per mensa e interscuola, che riteniamo momenti particolarmente importanti e di gran valore, pensiamo debba essere assegnato ai docenti della classe, consideriamo negativo organizzare interventi estemporanei e parziali. Soprattutto chiediamo che non sia toccato, in situazioni di disagio/handicap, l’orario dell’assistente educatore a scapito dell’alunno seguito.

 

Insegnante tutor

Il Protocollo firmato nel giugno 2002 non prevedeva l’insegnante tutor apparso invece nel "documento a firma del dott. Chiasera". Nonostante le nostre grosse riserve, rispetto a questo ruolo in una struttura scolastica a tempo pieno, c’è parso possibile che sulla quota oraria di insegnamento di 15 ore ci sia margine di contrattazione e ridefinizione delle competenze di questa figura. Ci riserviamo di sperimentarne i compiti e il ruolo: è nostro obiettivo valorizzare il lavoro di team sulla classe, mantenere la pari dignità professionale, la con titolarità e la piena corresponsabilità educativa.

 

Portfolio

Le questioni legate al Piano di studio personalizzato e al portfolio, abbisognano da parte nostra di ulteriori approfondimenti che affronteremo collegialmente. Il portfolio potrà, nel tempo, diventare uno strumento interessante e utile per il docente e per lo studente se è inteso come ricerca aperta di forme valutative nuove, capaci di descrivere, accompagnare, promuovere le competenze degli allievi. Dovremo, tuttavia, evitare il rischio che il portfolio si trasformi in uno strumento amministrativo destinato a segnare precocemente tutto il percorso scolastico degli allievi e che possa diventare inoltre un inutile e burocratico aggravio di lavoro per i docenti

 

 

 

Autonomia scolastica

Riteniamo la scelta di aderire al Protocollo di Intesa un modo per salvaguardare e valorizzare la nostra autonomia scolastica ribadita anche dall’articolo due del Regolamento emanato dalla Giunta Provinciale dove è scritto …"l’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà, di insegnamento e di pluralismo culturale e si concretizza nella progettazione e nell’attuazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana adeguati ai diversi contesti, alle attese delle famiglie, all’integrazione con le comunità locali, col mondo del lavoro e alle caratteristiche specifiche di soggetti coinvolti.".

Si sottolinea, però la valenza negativa del metodo con cui si è arrivati a calare dall’alto e con tempi assolutamente inadeguati, le "Indicazioni per la definizione di progetti sperimentali di innovazione in applicazione del Protocollo d’Intesa MIUR- PAT". Il mancato coinvolgimento degli operatori scolastici ha destato forte preoccupazione, confusione e diffidenza verso le proposte scolastiche provinciali.

 

Questa modalità ripropone la cattiva pratica delle decisioni unilaterali, che l’Amministrazione provinciale dovrebbe evitare a favore di una fattiva collaborazione e corretta informazione per tutti gli operatori della scuola e gli utenti.

Ed è proprio per questa fattiva collaborazione, in cui crediamo, che abbiamo aderito al Protocollo d’Intesa con l’auspicio che i margini di contrattazione e di confronto con l’amministrazione provinciale possano essere, in futuro, più vicini e rispondenti alle esigenze degli operatori della scuola.

Chiediamo un incontro con l’Assessore Provinciale all’Istruzione e gli ispettori scolastici per discutere in merito all’organizzazione del prossimo scolastico.

Trento, 6 maggio 2003

Sottoscrivono i seguenti docenti Direzione Didattica II Circolo di Trento:

Patrizia Bortolotti, Gabriella Merz, Mariangela Cattaneo, Adele Pollam, Giuliana Tedeschi, Donatella Paolazzi, Antonella Bagetto, Stefania Bonafé, Giuseppina Cardella, Cristina Saletti, Lucia Pascoli, Alessandro Pontalti, Letizia Puttini, Susanna Brunet, Maria Pina Mori, Maria Virginia Salizzoni, Mariarosaria Mirenghi, Marilena Comai, Mariuccia Zocca, Roberta Ianes, Mariateresa Bernardi, Silvia Peluffo, Leopoldo Brugnara, Barbara Marzatico, Ugo Sottini, Roberta D’Alessandro, Gabriella Quaggio, Giliola Bommassar, Emanuela Franceschini, Sabrina Tartaglia, Sabina De Marco, Rosina Marasco, Isceri Giulietta, Alide Sotta, Anna Figliolia, Elisabetta Roat, Luisa Buratti, Sabrina Filippi, Cristiana aBeccara, Daniela Celi, Claudia Tomasi, Diego Rossi, Annalisa Bonvecchio, Gemma Dessimoni, Laura Bellacomo, Emanuela Mottes, Luciana Dalpiaz, Ivana Giordano, Andrea Bombardelli, Elvira Beltrami, Lucia Chini, Elisa Grossa, Maria Grazia Pevarello, Luisa Boschetti, Margherita Ossanna, Paola Osello, Angela Palamara, Monica Agostini, Marta Iannelli, Sandra Degiampietro, Danila Dallaserra, Flavia Segatta.

 

(le firme sono depositate gli atti del Collegio Docenti)

 

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