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Viaggiavo
molto,
sapete? Il Papa, l'Imperatore, i Principi del mio tempo nutrivano
grande stima per me, per i miei consigli e mi
consultavano
spesso. Ero
invitato presso le corti più colte ed eleganti d'Europa e, durante i
miei viaggi, vivevo nelle dimore più lussuose e ricercate del tempo.
Voi capite
che ben presto nacque in me il desiderio, anzi la necessità, di abitare
in un palazzo prestigioso, in cui poter ospitare, a mia volta,
conoscenti illustri e raffinati, ma anche molto esigenti.
Pensai di
farlo costruire accanto al Castelvecchio.
I
lavori iniziarono nel 1528; lo volevo finito per il 1536, per l'arrivo
di Ferdinando I e Anna d'Ungheria. Gli artigiani con la loro lentezza mi
fecero impazzire e, in più, niente era mai come io volevo che fosse.
Ecco,
comunque, come appariva il nuovo complesso alla fine dei lavori da me
promossi.
Grandioso no? Giustamente fu chiamato “Magno Palazzo”.
Ora vi guiderò nei
suoi ambienti più significativi.
Per mettere in comunicazione i due
edifici avevo ideato un ponticello sospeso. Da qui, ai miei tempi, si poteva godere di una bella vista
sulla città; ora è nascosto dalla Giunta
Albertiana.
Dal
ponticello si entra in un ambiente al quale avevo assegnato il compito
di presentarmi, il "Volto avanti la Chapela": doveva essere un po' il mio "biglietto da
visita".
Da qui si passa nel Cortile
dei Leoni delimitato dalle 5 stupende arcate della
Loggia. Cortile e Loggia erano il cuore della costruzione in quanto avevano la
funzione di collegare i vari ambienti.
Dal Longhi feci scolpire, come
dimostrazione della mia fedeltà e dedizione, quattro medaglioni che
rappresentano i profili in pietra di quattro grandi sovrani della
famiglia Asburgo, tra cui il ritratto di Carlo V al quale, come
ben sapete, fui particolarmente legato.
Feci dipingere, qui e un po'
dappertutto, le mie imprese, le sette
verghe e il ramoscello d'alloro intrecciato con la palma, che, capite anche voi, rappresentano l'unità
e la pace.
Dal Cortile dei Leoni si entra nella Camera delle Udienze dove ricevevo coloro che
dovevano parlarmi di cose importanti.
Una sala di prestigio
per i banchetti, non poteva mancare nel mio palazzo!
Prima però di varcare la soglia
osservate l'affresco sopra l'ingresso della
cosidetta Sala Grande.
Ebbi un bel da fare a convincere i
mastri costruttori a conservare il torrione
costruito da un mio predecessore l'Hinderbach e inglobarlo nella nuova
costruzione!
...
eh, nel torrione d'estate si dormiva bene, era fresco e dal giardino
salivano i profumi dei fiori. Sembrava di essere in campagna, ma nello
stesso tempo vedevo i tetti delle case della mia gente, sentivo perfino
le loro voci quando il vento me le portava.
Anche da questo punto, dalla mia stanza
del torrione, nei rari momenti di tranquillità, potevo accarezzare con
lo sguardo Trento, circondata dai monti
e abbracciata dal suo fiume, l'Adige, che scorreva un tempo qui vicino.
Ragazzi, ora il castello è vostro: il
castello e la vostra città sono davvero unici, siatene fieri!
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