dal poemetto di Pietro Andrea Mattioli “Il Magno Palazzo del Cardinale di Trento

La Camera del Torrione di Sopra

Nella faccia da basso è un’ampia porta
Fatta di pietra con sottil ragione,
Ch’in una magna camera trasporta
Messa in un tondo, e forte torrione,
Quivi dentro passai con la mia scorta,
E con molte altre honorate persone,
Che nel girar qua gli occhi, e le ciglia
Stupivan meco insieme a maraviglia.

Ornan di quel bel cerchio il terso muro
Sette gran pezzi di tapezzaria,
Non d’altro che di seta, e d’oro puro,
Tessuti in Fiandra con gran maestria.
Evvi ogni bel color tal chiar, qual scuro,
Ch’in tutta la natura al mondo sia,
Ch’assai via più fan questo lavor bello,
Ch’ogni pittor non faria co’l pennello. 

De i gran gesti di Christo è questa historia
Dache nacque, e patì sul santo legno.
O quanta laude merta, o quanta gloria
L’artefice, che fe si bel disegno,
Ch’a lasciar doppo se tanta memoria
(Habbilo hormai chi’l vuole havere a sdegno)
Vince di lodi ogn’eccelso pittore,
Nell’unir con le fila ogni colore.

S’alle pitture del gran Raffaello
Non manca altro, che 'l fiato per parlare,
Se Titan col suo degno pennello
Huomini vivi di color sa fare,
Se Michelangiol col suo dur martello
Combatte con l’anticho, e 'l vuol passare,
Costui che qui tessé di seta, e d’oro,
Non è da manco certo di costoro.

Chi mira i gesti de i protervi Hebrei
C’habbi di prospettiva qualche lume,
Chi 'l superbo guardar de i Farisei
Veri nimici d’ogni buon costume
Ch’i falsi testimoni iniqui, e rei,
Ingiuriar troppo 'l venerando Nume,
Chi Anna, Caifa, Giuda, e Pilato,
Vede che non gli manca altro, ch’il fiato.

Sopra questi nel mur con gran splendore
Cinquant’otto Armi sono ogn’una equale,
Di Conti, e Cavalier, ch’al gran signore
Fer compagnia nel farsi CARDINALE,
Quando da FERDINANDO ambasciadore
Mandato fu al suo fratel carnale,
Che da CLEMENTE per divin misterio
Incoronato fu del magno Imperio.

Fatto l Palco è come quel della Sala,
Con certi Roson d’or di gran misura,
Intagli, e fregi assai vi son per gala,
Tutti adornati di tersa pittura,
Quindi dal mezo una catena cala,
Che sostien di rilievo una figura,
Ch’ä fin al corpo una dama splendente,
E tutto 'l resto un feroce Serpente.

Questo mezo divin, mezo infernale
Mostro, di fiamme si circonda et orna.
Ha in su le spalle due contraffatte ale,
Che di un bel Dain già furno le corna.
Sopra un bel mondo spherico, et equale
Si posa tutta la donzella adorna:
Intorno a cui a sostentar doppieri
Son vari rami d’or per candelieri..

Posto è in disparte è un ricchissimo letto
Sopra un magna, e signoril lettiera,
Tutta intagliata con ordin perfetto,
Messa ad azzurro, et or con gran maniera,
Di cremisin un damaschino eletto
Fa il cortinaggio a tutta l’opra intero,
D’or degnamente tutto ricamato,
D’armi, di fregi, e d’altre imprese ornato.

Quindi non lunge in un altro confino
Una tavola tonda è fabricata,
Ch’a broccato, e velluto cremisino
Commesso insieme è coperta, et ornata:
Pel Verno da la banda sta il camino
D’un opra da non poco esser laudata,
E tutto il resto delle nobil mura
È pien di quadri di degna pittura.